
Brunch d’Autore a La Viarte: una giornata tra vino, arte e musica nei Colli Orientali del Friuli
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Ci sono eventi che mettono insieme mondi diversi e altri in cui questi mondi finiscono davvero per dialogare. È probabilmente la cosa che mi è piaciuta di più del Brunch d’Autore de La Viarte, il 19 settembre 2026: il vino è rimasto il filo conduttore della giornata, ma attorno c’erano arte, musica e cucina, senza che nessun elemento sembrasse semplicemente aggiunto per l’occasione.
Siamo arrivati in mattinata e siamo rimasti fino al tardo pomeriggio, quando la degustazione aveva ormai lasciato spazio ai cocktail e si ballava nel dehors. Nel mezzo abbiamo visitato la cantina, bevuto tanti vinelli, mangiato e seguito la performance di Gianpaolo Pagni. Siamo anche saliti fino al Miravé, l’iconico portale panoramico che si staglia tra i colli. A piedi, anche se con il senno di poi forse avrei dovuto approfittare del quad: resto pur sempre una persona pigra.

Dalla cantina al Miravé
La giornata è iniziata con una visita a piccoli gruppi, accompagnati da Nicole. Dal wine shop siamo passati alla barricaia, poi alla cantina storica e all’area di produzione, prima di uscire e proseguire tra i vigneti.
La meta era il Miravé, il portale panoramico della tenuta. Per raggiungerlo abbiamo fatto una passeggiata in salita che, lo ammetto, mentre vedevo passare i quad mi ha fatto mettere leggermente in discussione le mie scelte. Ma un po’ di movimento tra un calice e l’altro non fa male.
Una volta arrivati in cima ad aspettarci c’erano Bruno Del Ben al sax, un calice di Rosé e la vista sui vigneti dei Colli Orientali del Friuli. Il sax ci ha accompagnati in realtà per buona parte della giornata, fino all’inizio della performance artistica.
La Viarte si può visitare anche al di fuori degli eventi, quindi il Miravé può tranquillamente diventare una tappa di una giornata tra cantine e borghi della zona. E, se vuoi fermarti anche a pranzo o a cena, nella mia guida su dove mangiare tra Collio e Colli Orientali del Friuli trovi alcuni dei posti che ho provato personalmente.
Cjarsons, frico e tutto il resto
Tornati in cantina abbiamo iniziato ad assaggiare le proposte del catering Da Enzo, con un menu che giocava soprattutto con ingredienti e piatti friulani.
Noi abbiamo mangiato i cjarsons con burro nocciola e ricotta affumicata, la lasagnetta con salsiccia friulana e Montasio DOP, il frico con polenta, il vitello tonnato cotto a bassa temperatura e il mini burger con pulled pork. Abbiamo invece saltato il crostino con Asìno tenero, prosciutto D’Osvaldo, miele e nocciole e, alla fine, anche la gubana.
Tra gli assaggi, una delle cose che mi è piaciuta di più è stata il vitello tonnato. Ma una menzione particolare va a un fuori programma arrivato più tardi: nel pomeriggio, terminato il pulled pork, il paninetto è stato riproposto con frico e cappuccio rosso marinato.
La variazione sul tema è piaciuta praticamente a tutti. Evidentemente essere friulani significa anche poter dichiarare di essere sazi e trovare comunque spazio per altro frico, magari per merenda.
I vini La Viarte che abbiamo assaggiato
Naturalmente durante la giornata abbiamo assaggiato anche una buona parte dei vini La Viarte: Eufem Ribolla Gialla, Lugiori, Friulano 50° Anniversario, N°5 Rosé Liende e Oparis Schioppettino.
Io sul Friulano parto sempre un po’ di parte e quindi non faccio particolarmente testo. Negli ultimi anni, però, mi sto accorgendo che mi piace sempre di più anche questa nuova stagione dei rosé fermi, dopo anni in cui sembravano vivere un po’ all’ombra delle bollicine. Il N°5 Rosé Liende, a base di Schioppettino, è stato quindi un altro degli assaggi che ho apprezzato di più.
Se ti interessa scoprire altre cantine e vini del Friuli Venezia Giulia, tra queste pagine ho raccontato anche il mio Cantine Aperte 2026, tra Colli Orientali, Collio e Isontino

Gianpaolo Pagni e una performance fatta di timbri
Il vero elemento distintivo della giornata è stato però il dialogo con l’arte, affidato a Gianpaolo Pagni, artista e designer che ha fatto del timbro uno degli elementi più riconoscibili della propria ricerca. Il nome forse non è conosciuto a tutti, ma la sua carriera d’artista vanta collaborazioni con brand iconici, primo fra tutti Hermès.
Per il Brunch d’Autore Pagni ha realizzato dei timbri su misura, che ha utilizzato durante la giornata per creare dal vivo una serie di etichette, tutte diverse l’una dall’altra.

La performance è iniziata nella barricaia e, dopo una prima parte, si è spostata all’esterno della cantina. Una scelta che mi è piaciuta particolarmente, perché alle botti e agli spazi interni si è sostituito come sfondo il paesaggio della vigna, senza però interrompere quello che stava succedendo.
Pagni ha lavorato con forme geometriche e colori primari, due elementi centrali del suo stile, costruendo le composizioni attraverso la ripetizione e la sovrapposizione dei segni. Vedere nascere le etichette una dopo l’altra permetteva anche di capire quanto, partendo dagli stessi strumenti e dallo stesso vocabolario visivo, il risultato potesse cambiare ogni volta.

La performance non era neppure qualcosa da osservare a distanza. Ci si poteva avvicinare, seguire il lavoro e parlare direttamente con Pagni, che è stato molto disponibile nel rispondere alle domande e raccontare quello che stava facendo.
A fine giornata è arrivata poi una bella sorpresa: Pagni ha realizzato una cartolina per ciascuno dei presenti, componendo sul momento un’illustrazione con i suoi timbri e aggiungendo il nome della persona a cui era destinata. Stessi elementi, ancora una volta, ma ogni cartolina diversa dalle altre. La mia, ovviamente, è tornata a casa con me.
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Nel pomeriggio, i vini sono diventati cocktail
Con il passare delle ore l’atmosfera è diventata sempre meno da degustazione e sempre più da festa in cantina. Nel tardo pomeriggio si ballava e ai calici si sono aggiunti tre cocktail costruiti utilizzando altrettanti vini La Viarte.
Io ne ho provati due. Il Calypso univa gin e Lugiori con scorza di limone, soda e sciroppo di zucchero; il Ça va era invece preparato con rum, Oparis, sciroppo di zucchero e arancia essiccata. Il terzo, che non ho assaggiato, era il Bisou, con gin, Rosé, succo di limone, sciroppo di zucchero e fragole.
Mi è piaciuta soprattutto l’idea di non relegare il vino alla degustazione tradizionale, ma usarlo anche come base per qualcosa di completamente diverso, mantenendolo presente fino alla fine della giornata.

Più che un brunch, una festa in cantina
Alla fine, se dovessi scegliere una sola cosa del Brunch d’Autore che mi è piaciuta più delle altre, probabilmente non ci riuscirei. Ed è proprio questo il punto.
Mi è piaciuto il panorama dal Miravé, mi è piaciuto mangiare bene bevendo vini che già conoscevo e altri che sto imparando ad apprezzare, mi è piaciuto vedere Gianpaolo Pagni lavorare e potergli fare qualche domanda. E mi è piaciuto che, a un certo punto, tutto sia diventato semplicemente una festa, con la musica, i cocktail e la gente che ballava fuori dalla cantina.
La parte interessante è stata proprio la commistione tra vino, arte, musica e cucina, senza la necessità di scegliere quale dovesse essere protagonista assoluto.
Nota di trasparenza: questo articolo non è sponsorizzato né commissionato da La Viarte. L’agenzia di comunicazione per cui lavoro ha collaborato all’organizzazione del Brunch d’Autore; io non mi sono occupata direttamente dell’organizzazione dell’evento, ma ho lavorato ad alcuni contenuti copy legati alla sua comunicazione.
