
Cantine Aperte 2026 in Friuli Venezia Giulia: giro tra Colli Orientali, Collio e Grave
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Cantine Aperte è uno di quegli eventi che sembrano semplici da organizzare, finché non apri la lista delle cantine partecipanti e ti rendi conto che vorresti andare ovunque.
Per l’edizione 2026 abbiamo scelto un giro abbastanza intenso, ma ancora fattibile: un itinerario tra Colli Orientali del Friuli, Collio e Grave, con alcune tappe fisse, un paio di ritorni obbligati e qualche acquisto (forse poco moderato).
L’idea iniziale è sempre quella di fare un giro tranquillo, assaggiare qualcosa, magari portare a casa una cassa di vino, prendendo due bottiglie qua e due là. Poi però succede che il Friulano ti piace, la Malvasia pure, il Pinot Bianco non puoi lasciarlo lì, il Rosé Brut “ci sta”, il macerato è interessante, il produttore è gentile, la cantina è una sicurezza. E quindi torni a casa con un carico decisamente importante
Se stai cercando che cantine visitare in Friuli Venezia Giulia (non solo durante Cantine Aperte), questa ovviamente non è una lista definitiva. Ma può essere un buon punto di partenza.
Cantine Aperte in Friuli Venezia Giulia: perché vale la pena andarci
Cantine Aperte è l’occasione perfetta per fare una cosa che, secondo me, spesso dimentichiamo: guardare il vino dentro al suo paesaggio.
In Friuli Venezia Giulia basta spostarsi di pochi chilometri per cambiare completamente scenario. I Colli Orientali hanno una loro eleganza morbida, fatta di salite, borghi piccoli e vigne che sembrano sempre al posto giusto. Il Collio è più aperto, più riconoscibile, con quell’aria di confine che lo rende diverso da molte altre zone vinicole italiane. Poi ci sono le Grave, più pianeggianti, più ampie, meno scenografiche in senso classico ma molto interessanti per capire un’altra parte della viticoltura regionale.
Il bello di Cantine Aperte è proprio questo: non vai solo a bere un calice. Entri nei cortili, guardi le vigne, parli con chi il vino lo fa, capisci meglio le differenze tra zone che magari sulla carta sembrano vicine, ma nel bicchiere e nel paesaggio raccontano cose diverse.
Il nostro itinerario di Cantine Aperte 2026

Scubla – Ipplis di Premariacco
Ipplis di Premariacco, nei Colli Orientali del Friuli.
Qui la prima cosa che resta impressa è la location. La cantina è in una posizione davvero bellissima, con quella sensazione da Colli Orientali “pieni” e verdi; ordinati ma non patinati. È una tappa che funziona molto bene se vuoi iniziare il giro con un posto scenografico, senza però perdere il legame con il territorio.
Tra gli assaggi, la cosa che mi è rimasta più impressa è la Ribolla Gialla ferma. Lo specifico perché ormai la Ribolla viene spesso associata in automatico alle bollicine, mentre assaggiarla ferma aiuta a rimetterla dentro un contesto più territoriale e meno “moda del momento”.

Vie d’Alt – Prepotto
Da Ipplis ci siamo spostati verso Prepotto, da Vie d’Alt.
Prepotto è una zona che merita sempre una deviazione, anche solo per la strada. È uno di quei posti in cui il paesaggio ti prepara già alla degustazione: vigne, curve, silenzio, colline che non hanno bisogno di essere spiegate troppo.
Da Vie d’Alt il colpo d’occhio è una parte importante dell’esperienza. La terrazza e la vista fanno sicuramente la loro parte, ma non in modo accessorio: ti ricordano dove sei e perché certi vini nascono proprio lì.
Qui siamo usciti con qualche bottiglia: Friulano, Malvasia e Rosé Brut a base di Schioppettino. Tre scelte diverse, ma coerenti con l’idea di portarsi a casa vini che abbiano senso anche dopo, lontano dall’entusiasmo del weekend.

Crastin – Dolegna del Collio
Da Vie d’Alt siamo arrivati a Dolegna del Collio, da Crastin. E qui il discorso cambia, perché Crastin per noi non è una scoperta: è una di quelle cantine in cui torniamo ogni anno.
Il motivo è semplice. Il signor Sergio è sempre accogliente e ti fa sentire a tuo agio.
Poi c’è il Pinot Bianco, che per me resta uno dei motivi principali per tornare. Mi piace molto, ma a quanto pare la richiesta non è più sufficiente a giustificarne la produzione e quindi, almeno per ora, hanno smesso di produrlo. Speriamo nelle prossime annate, perché finite le scorte potrebbe essere un piccolo (grande?) problema.
Anche qui siamo tornati a casa con qualche bottiglia, tra Friulano e Malvasia. La collina di Ruttars ha un ritmo diverso rispetto ad altre zone più frequentate: è una parte di Collio meno “da cartolina immediata”, ma molto autentica.
Crastin è una cantina che consiglierei a chi cerca un’esperienza semplice, accogliente, senza troppi fronzoli. Non il posto dove vai solo per la foto perfetta, ma quello in cui ti fermi perché stai bene (e i taglieri di affettati sono sempre ottimi!).
Humar – Valerisce, San Floriano del Collio
Tappa successiva: Humar, a Valerisce di San Floriano del Collio. Siamo ancora in Italia, nel Collio goriziano, anche se la Slovenia è davvero vicina e il paesaggio ha già quell’aria di confine che rende questa zona così particolare.
Da Humar abbiamo fatto una “merenda” con Malvasia e focaccia. Una creazione dello chef Christian Nardulli che meritava da sola la pausa: pulled pork di cinghiale, con cavolo cappuccio rosso. Un sogno.

Sosol – Oslavia
Con Sosol siamo in una zona molto particolare, quella dei vini macerati, a meno di cinque minuti da due nomi che da queste parti sono vere istituzioni: Gravner e Radikon. Anche se non sei un grande esperto, a Oslavia percepisci subito che il vino ha un’identità più marcata, più di confine, meno “addomesticata”.
Da Sosol l’atmosfera era tranquilla: pochissime persone (mi è dispiaciuto), ottimi vini in degustazione gratuita, salumi.
La cantina è gestita da ragazzi molto giovani e questo rende la tappa ancora più interessante. C’è il lavoro sul passato, sui vigneti di famiglia, ma anche una voglia evidente di portare avanti il progetto con una voce propria.
Abbiamo acquistato (come le scorse volte) il Bianco Borjač e il Friulano. Il Borjač è un uvaggio bianco leggermente macerato: un blend di Ribolla Gialla, Malvasia, Friulano e Chardonnay, raccolte insieme e lasciate a contatto con le bucce prima della pressatura. È un vino che racconta bene la zona, ma anche una storia familiare, perché era l’uvaggio da tavola del nonno.
Ecco, Sosol è una tappa che secondo me vale la pena tenere presente se cerchi cantine da visitare nel Collio o in zona Gorizia durante Cantine Aperte, soprattutto se vuoi avvicinarti ai vini macerati senza partire per forza dai nomi più famosi.
Flavio Pontoni – Buttrio
Uno dei nostri must da qualche anno. Non è una tappa “di passaggio” e non è una cantina inserita per completare il giro: è una tappa fissa durante Cantine Aperte, sia d’estate che in autunno, e non solo. Ci torniamo perché ci troviamo bene, perché l’atmosfera è sempre super conviviale e perché lui è sempre gentilissimo.
E poi c’è un altro punto molto concreto: Pontoni riesce a fare un ottimo vino mantenendo ancora calmierato il prezzo della bottiglia. Più o meno tra i 6 e i 9 euro, in base al vino. In un momento in cui spesso anche comprare vino direttamente in cantina sta diventando sempre meno “leggero”, trovare un produttore con questa qualità e questi prezzi è una cosa che si nota.

Borgo delle Rose – San Quirino
Ultima tappa: Borgo delle Rose, a San Quirino.
Qui gioco un po’ in casa, perché è vicino e conosco bene la realtà. Borgo delle Rose è uno di quei posti in cui non serve per forza aspettare Cantine Aperte per andare: è ideale anche per un aperitivo, perché il vino è buono (personalmente soprattutto il Prosecco) e crostini e taglieri sono sempre super.
Durante l’estate organizzano anche diverse feste in giardino, con dj set e cocktail a tema preparati con il loro vermouth Bicòn. Una proposta diversa rispetto alla classica degustazione in cantina, ma proprio per questo interessante: il vino resta al centro, però viene inserito in un contesto più conviviale, più da serata all’aperto.
Arrivare qui dopo Colli Orientali e Collio significa anche cambiare paesaggio. Le Grave hanno un’identità diversa: più pianeggiante, più ampia, ma non meno importante. Raccontano un altro pezzo del Friuli del vino, più vicino alla quotidianità di chi vive in zona e magari cerca un posto dove bere bene senza fare chilometri.
Come organizzare un giro a Cantine Aperte senza impazzire
La tentazione, quando guardi il programma di Cantine Aperte, è mettere in fila troppe cantine. Sulla carta sembra fattibile, nella pratica molto meno.
Il mio consiglio è scegliere una zona principale e poi, eventualmente, aggiungere qualche deviazione sensata. Per esempio: Colli Orientali e una tappa nel Collio, oppure Collio e Oslavia, oppure Grave e dintorni di Pordenone. Fare tutto in un giorno è possibile solo se accetti di correre, ma secondo me non è il modo migliore per godersi l’evento.
Meglio selezionare poche cantine, controllare sempre orari e modalità di accesso, prenotare dove richiesto e prevedere almeno una pausa per mangiare.
Altra cosa: non scegliere solo in base ai nomi più conosciuti. A Cantine Aperte vale la pena alternare cantine note, tappe del cuore, produttori di fiducia e piccole scoperte. È il modo migliore per tornare a casa con un’idea più ampia del territorio, oltre che con qualche bottiglia in più del previsto.
Cantine Aperte è bello, ma il resto dell’anno forse ancora di più
Cantine Aperte resta uno degli appuntamenti immancabili per visitare le cantine in Friuli Venezia Giulia. C’è movimento, c’è curiosità, ci sono produttori che aprono le porte anche a chi magari durante l’anno non organizza spesso visite o degustazioni strutturate.
Però, proprio perché è un evento così partecipato, ha anche i suoi limiti: più persone, più rumore, meno tempo per parlare con calma, meno possibilità di assaggiare senza fretta.
Cantine Aperte ha un valore aggiunto che ogni tanto si dimentica: fa scoprire o riscoprire cantine in cui tornare durante il resto dell’anno. Quando c’è meno ressa, quando puoi prenderti il tempo di degustare con calma, ascoltare davvero chi produce il vino e capire meglio il posto in cui ti trovi.