
Ristorante da Carla ad Agordo: cucina tradizionale e porzioni abbondanti
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L’idea per l’ultima domenica di fine agosto era piuttosto semplice: scappare dal caldo della pianura, salire verso Agordo e trovare un posto dove mangiare qualcosa di veramente tipico.
Il Ristorante da Carla l’avevo già adocchiato prima di partire (è il primo che compariva nelle ricerche Instagram e Google), soprattutto per una voce del menu: il Piatto Storico. Polenta, selvaggina, formaggi e ricette agordine riuniti in un’unica proposta. Perché pensare troppo, quando c’è un piatto con tutto in carta?
Il ristorante si trova a Rif, piccola frazione panoramica poco sopra Agordo, e la posizione è già un ottimo biglietto da visita. Noi siamo capitati in una giornata limpidissima e dal tavolo vicino alla finestra avevamo le Dolomiti davanti.
A quel punto mancava solo capire se il pranzo sarebbe stato all’altezza del panorama.
Spoiler: sul cibo sì. Sulle quantità avevamo invece fatto molto male i nostri calcoli. Sui tempi… parliamone.
Il Piatto Storico del Ristorante da Carla
Il Ristorante da Carla è aperto dal 1955 e la cucina è ancora fortemente legata alla tradizione agordina, in particolare alla selvaggina.
Se è la prima volta che vieni qui, il modo più immediato per provarne un bel pezzo è proprio il Piatto Storico, che al momento della nostra visita (agosto 2026) costava 30 euro a persona.
Comprende:
- polenta;
- Tocà da Boia con formaggio e pastim;
- cervo;
- capriolo;
- Schiz;
- funghi;
- capus.
Non immaginarti però il classico piatto unico con un assaggio di ogni cosa sistemato ordinatamente intorno alla polenta. Arrivano diverse preparazioni e le porzioni sono decisamente generose.
Il giorno in cui siamo stati noi i funghi non erano disponibili e ci hanno proposto di sostituirli con un altro contorno: abbiamo scelto rispettivamente spinaci e patatine fritte.
Tutto buonissimo.
Il problema, semmai, è stato capire troppo tardi quanto avremmo dovuto mangiare.
Quando dico che le porzioni sono abbondanti non intendo il solito “si mangia bene e tanto come in montagna”. Per noi un solo Piatto Storico sarebbe stato più che sufficiente in due.
Noi, naturalmente, ne avevamo ordinato uno a testa.
Avrei apprezzato ci venisse fatto presente al momento dell’ordine. Vedendo che stavamo scegliendo entrambi la stessa proposta, un semplice “guardate che è davvero molto abbondante” ci avrebbe evitato di ritrovarci davanti a una quantità di cibo che non saremmo mai riusciti a finire.
Detto questo, se hai molta fame o vuoi provare in una volta sola diverse specialità locali, è difficile trovare una proposta più completa.
Cos’è il Tocà da Boia?
Tra tutti i nomi del Piatto Storico, quello che incuriosisce di più è probabilmente Tocà da Boia.
È una ricetta tradizionale dell’Agordino, nata da una cucina contadina fatta di pochi ingredienti, economici ma capaci di sostenere le lunghe giornate di lavoro fisico.


La sua preparazione è strettamente legata a quella della polenta.
Dopo i primi minuti di cottura della farina di mais, una parte dell’acqua ormai mescolata alla farina viene prelevata e trasferita in un’altra pentola. Qui vengono aggiunti dei pezzetti di pastim, oppure di lugànega fresca, che cuociono lentamente fino a quando il grasso della carne si amalgama con la parte liquida della polenta formando una crema molto sostanziosa.
Il tutto viene naturalmente mangiato insieme alla polenta.
Una ricetta semplice, ma perfettamente comprensibile se pensi al contesto in cui è nata: pochi ingredienti disponibili, temperature di montagna e lavori che richiedevano parecchie calorie.
A me ha ricordato un po’ il toc in braide friulano: non sono la stessa ricetta, ma mi sembrano quasi cugini alla lontana. Entrambi nascono infatti da una cucina contadina, fatta di ingredienti semplici e sostanziosi, e utilizzano la parte liquida della cottura della polenta per creare una preparazione saporita e nutriente.
Ed è una tradizione che nell’Agordino non è affatto scomparsa: il Tocà da Boia viene ancora preparato nelle famiglie, nei ristoranti e durante alcune feste locali.
E il pastim?
Anche il pastim merita una piccola spiegazione.
Altrove nel Bellunese (ma anche nel Pordenonese) è più facile incontrarlo con il nome di pastin; in Agordino, invece, si usa tradizionalmente la “m” finale.
Si tratta di un impasto speziato di carne bovina e suina, preparato secondo ricette che possono cambiare leggermente da famiglia a famiglia. Può essere cotto alla griglia o in padella, trasformato in salsiccia oppure utilizzato proprio come ingrediente di ricette come il Tocà da Boia.
Da Carla il menu propone il Tocà da Boia con formaggio e il pastim come due piatti distinti, entrambi inclusi nel Piatto Storico.
E invece era solo l’inizio.
Cervo e capriolo: per me vince il capriolo
Nel Piatto Storico arrivano poi cervo e capriolo, serviti con il loro fondo di cottura e inevitabilmente destinati a finire sulla polenta.


Entrambi molto buoni, ma se dovessi scegliere il piatto per cui tornerei al Ristorante da Carla non avrei molti dubbi: il capriolo.
Morbido, saporito e con un sugo che con la polenta funziona esattamente come dovrebbe.
Cos’è lo Schiz, il formaggio tipico bellunese
Poi è arrivato lo Schiz.
Se sei del Bellunese probabilmente non ha bisogno di presentazioni. Se vieni da fuori provincia come me, invece, potresti non averlo mai incontrato.
Lo Schiz è un formaggio freschissimo tipico bellunese, prodotto con latte vaccino, dalla pasta bianca, morbida e dal sapore piuttosto delicato. Tradizionalmente viene cotto in padella o sulla piastra e uno degli abbinamenti più classici è proprio quello con la polenta.

Da Carla arriva ben rosolato, con quella superficie dorata che vedi anche in foto, ed è una delle cose che assaggerei sicuramente se non lo avessi mai provato.
Anche la storia del nome è curiosa.
Secondo una delle spiegazioni tradizionali, nelle malghe si recuperavano i residui di cagliata che durante la formatura “schizzavano” fuori dalle fascere. Un’altra interpretazione collega invece il nome alle piccole gocce di siero che escono dal formaggio mentre cuoce.
Mangiare guardando le Dolomiti
Poi c’è il panorama, che merita un capitolo a parte.
Il Ristorante da Carla si trova nella frazione di Rif, in posizione rialzata rispetto ad Agordo, e lo stesso locale indica tra i suoi punti di forza la vista sulle cime dolomitiche.
Noi siamo stati molto fortunati: cielo praticamente terso e un tavolo proprio accanto alla grande finestra.

Agordo si trova nella Conca Agordina, circondata dalle Dolomiti, e tra le montagne che dominano questa zona c’è anche il gruppo dell’Agner, parte delle Pale di San Martino e uno dei profili più riconoscibili dell’Agordino.
Non mi metto però a identificare una per una le cime visibili dalla finestra: quello che posso dire con certezza è che mangiare selvaggina e Schiz con un panorama del genere davanti rende l’esperienza decisamente più piacevole.

L’unica vera pecca: abbiamo aspettato parecchio
Se sul cibo la nostra esperienza è stata decisamente positiva, sul servizio ho invece qualche riserva. Abbiamo aspettato circa 15 minuti prima che venissero a prendere l’ordine e poi altri 35 minuti prima dell’arrivo della prima portata.
Non avevamo particolarmente fretta e, per fortuna, nel frattempo c’era il vino. Però l’attesa si è sentita.
Non so se sia stata semplicemente una giornata problematica o se i tempi del servizio siano normalmente piuttosto lunghi, quindi non mi sento di trasformare la nostra esperienza in una regola generale. Lo terrei però in considerazione se avessi un programma molto serrato per il resto della giornata.
Tornerei al Ristorante da Carla?
Sì.
Tornerei soprattutto per il capriolo, ma anche perché il Piatto Storico permette di provare davvero diverse preparazioni della cucina tradizionale del luogo.
E perché non ho provato i primi fatti in casa, che sembravano veramente molto interessanti.
